Negli ultimi anni il concetto di città spugna si è affermato come una delle strategie più promettenti per adattare i centri urbani al cambiamento climatico. Si tratta di un modello di pianificazione che mira a trasformare le città in veri e propri ecosistemi capaci di assorbire, trattenere e riutilizzare l’acqua piovana, riducendo al minimo gli sprechi e prevenendo i danni causati da eventi meteorologici estremi.
Un nuovo modo di pensare la città
La città spugna non è soltanto un insieme di opere idrauliche o di soluzioni tecniche: è una filosofia urbana che riconsidera il rapporto tra costruito e natura. Le superfici impermeabili (come strade, piazze, parcheggi) vengono progressivamente sostituite o integrate con materiali permeabili, capaci di far filtrare l’acqua nel terreno. Allo stesso modo, i tetti verdi, i parchi drenanti e i laghetti di raccolta contribuiscono a restituire al suolo la sua capacità naturale di assorbimento.
In questo modo, le città diventano più resilienti alle piogge intense e meno dipendenti da complessi sistemi di drenaggio artificiale, riducendo al contempo le inondazioni e l’inquinamento delle acque.
Dalle città spugna asiatiche a quelle europee
L’idea di città spugna nasce in Cina, dove lo sviluppo urbano rapidissimo degli ultimi decenni ha reso evidente la necessità di sistemi di drenaggio sostenibili. Pechino, Wuhan e Shanghai sono tra le prime città a sperimentare questo approccio, con quartieri interamente progettati per trattenere e riutilizzare fino al 70% delle acque meteoriche.
In Europa, città come Rotterdam e Copenaghen hanno integrato il concetto in programmi di rigenerazione urbana, utilizzando bacini multifunzionali, aree verdi rialzate e spazi pubblici adattivi che cambiano funzione in base alle condizioni meteo. In questi contesti, la città spugna diventa anche un modo per migliorare la qualità della vita urbana, offrendo più spazi naturali e meno asfalto.
Un’opportunità anche per l’Italia
Il modello della città spugna può rappresentare una grande opportunità per le città italiane, sempre più esposte a eventi meteorologici estremi. Quartieri densamente edificati e reti fognarie obsolete rendono molte aree vulnerabili alle piogge torrenziali. Adottare soluzioni ispirate a questo modello (come pavimentazioni drenanti, parchi allagabili e sistemi di monitoraggio idrico intelligente) può contribuire non solo alla sicurezza idraulica, ma anche alla sostenibilità energetica complessiva.
In Italia, alcuni progetti pilota iniziano a emergere, come a Milano, dove vengono studiati nuovi materiali e superfici verdi per migliorare la gestione delle acque, o a Bologna, con interventi che integrano vegetazione urbana e raccolta piovana nei piani di resilienza climatica.
Città spugna: verso una realtà più naturale e resiliente
La transizione verso il modello di città spugna implica un cambiamento culturale: occorre superare la visione della città come spazio impermeabile e rigido, per immaginarla come un organismo dinamico, capace di adattarsi e convivere con l’acqua.
L’integrazione tra ingegneria civile, architettura paesaggistica e tecnologie smart sarà la chiave per trasformare questo concetto in una realtà diffusa, dove sostenibilità, bellezza e funzionalità si fondono in un’unica visione urbana.


