Ottenere energia dalle onde del mare non è un concetto futuristico, ma un’opportunità concreta per integrare nel mix energetico fonti sostenibili, alternative al fotovoltaico e all’eolico. In particolare, il Mediterraneo presenta caratteristiche naturali ideali per questo tipo di produzione, grazie alle forti correnti e al moto ondoso costante. Tra i luoghi più promettenti, lo Stretto di Messina spicca per le sue caratteristiche idrodinamiche uniche.
I moti del mare: onde e correnti come fonti energetiche
L’energia marina si declina in due principali modalità: il moto ondoso e le correnti marine. Il moto ondoso sfrutta il movimento delle onde per azionare generatori installati in superficie o sulla costa, mentre le correnti – veri e propri “fiumi sottomarini” – generano energia cinetica costante, ideale per convertitori subacquei tipo turbine ad asse orizzontale o verticale. In entrambi i casi la risorsa è affidabile e continua, cosa che distingue l’energia dalle onde del mare da fonti più intermittenti.
Lo Stretto di Messina: correnti potenti e progetti pionieristici
Parlando di un luogo vicino a noi, lo Stretto di Messina è caratterizzato da correnti marine tra le più forti del Mediterraneo. In alcuni momenti raggiungono velocità superiori ai due metri al secondo — circa 20 km/h — per portate d’acqua che sfiorano il milione di metri cubi al secondo. Questo flusso continuo è perfetto per installazioni che estraggono energia dalle correnti marine.
Già dagli anni Ottanta, aziende come Ponte di Archimede S.p.A. hanno condotto esperimenti sul campo con turbine sottomarine. Il progetto pilota Kobold, avviato nel 2002 e operativo dal 2006, ha dimostrato la fattibilità della tecnologia: una piattaforma galleggiante dotata di turbina a pale verticali, capace di generare circa 100 kW in condizioni ideali. Le stime successive suggeriscono che, su un’area adeguata, lo Stretto potrebbe produrre fino a 538 GWh/anno, sufficienti a coprire il fabbisogno energetico di una città come Messina.
Progetti innovativi: onde, correnti e altri approcci
Oltre alle correnti, l’energia dalle onde del mare avanza con soluzioni interessanti su scala globale. Il progetto Pelamis, sviluppato nel Regno Unito, utilizza moduli tubolari galleggianti collegati da giunti articolati, che trasformano il moto ondoso in energia elettrica. In Italia, Eni ha lanciato nel 2023 l’impianto ISWEC a Pantelleria, un sistema galleggiante che sfrutta la precessione giroscopica per convertire il moto delle onde in elettricità (fino a 260 kW di picco).
Un altro approccio è offerto dalle colonne d’acqua oscillanti (OWC), strutture costiere che trasformano la pressione d’aria generata dalle onde in energia, utilizzando turbine Wells speciali.
Opportunità e sfide ambientali
Queste tecnologie rappresentano un’opportunità strategica per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e approfittare di una fonte energetica continua e pulita. Lo Stretto di Messina, con la sua posizione geostrategica e le sue correnti potentissime, offre un laboratorio naturale ideale per lo sviluppo e la scalabilità dell’energia dalle onde del mare.
Tuttavia, resta da affrontare una sfida importante: quelle turbine devono resistere alla corrosione marina, avere costi gestibili e un impatto ambientale contenuto, in un ecosistema particolarmente sensibile dal punto di vista biologico e migratorio.
Conclusione: mare, correnti e futuro energetico
Sfruttare l’energia dalle onde del mare e dalle correnti marine – specialmente in luoghi strategici come lo Stretto di Messina – significa guardare oltre il tradizionale concetto di produzione elettrica. Significa immaginare infrastrutture integrate con l’ambiente, resilienti e capaci di garantire continuità e sostenibilità. Con tecnologie come Pelamis, ISWEC, OWC e Kobold, il mare entra a pieno titolo nel nuovo paradigma delle energie rinnovabili. Se la ricerca e la politica faranno il loro corso, questa risorsa potrà diventare decisiva nella transizione energetica del futuro.


